Il mio animo dicotomico nonché ossimorico mi impone di avere sfaccettature caratteriali tra esse il più contrastanti possibili. Tipo che so essere determinato e pigro fino allo schifo. Schifo in senso letterale, cioè, se so che per tre giorni vivrò da eremita senza vedere né incontrare nessuno se non la macchinetta del caffè o il distributore delle sigarette, perché lavarsi? O che ne so, regolarmi la barba? Appena il puzzo mi obnubila e l’aria attorno a me inizia ad ondeggiare ci si infila sotto la doccia, risparmiando ben diciotto se non venti minuti al giorno, che ci posso fare un sacco di cose utili con quei venti minuti che ora non mi vengono in mente ma è uguale.
Io poi divido le cose tra quelle che vanno fatte ma senza averne voglia e quelle che non è obbligatorio fare:
caso a: le cose che vanno fatte ma senza averne voglia.
Queste cose si suddividono in due sottocategorie, quelle a lungo termine e a breve termine. Seguono pratici esempi.
Quelle a breve termine sono le più noiose, perché ti obbligano ad alzare il culo dal divano, ove riposavi le tue membra da una dura giornata di ozio, e attivarti. Metti che ti viene ordinato dall’alto di andare a buttare l’immondizia, hai tre soluzioni:
a) ti alzi e vai
b) ti alzi e a schiaffi convinci gentilmente un fratello minore ad andarci al posto tuo
c) ti alzi e spieghi a tua mamma che il nuovo regolamento comunale impone di portare l’immondizia al cassone in orari prefissati (generalmente ove tu, sicuramente, non sei in casa) e che se la portassi per davvero c’è una multa salata, ma non scherziamo per cortesia che già i soldi son pochi e ci sono le bollette da pagare.
Poi ci sono quelle a lungo termine che sono quelle che prima o poi devi alzare il culo dal divano, ma non c’è fretta.
Prendiamo un blogger a caso, Gigetto, che ha da farsi il libro di Diritto Commerciale (900 pagg. Giappichelli Editori) in due mesi. Uno studente oculato studia quindici pagine al giorno con costanza, seguendo una tabella di marcia attentamente preparata ove specifica anche le eventuali pause cibo/bagno/sigaretta/sega (avanti, che qui mi si palesi qualcuno che non s’è mai tirato una pippetta mentre studiava, avanti) per otto ore al giorno. Uno studente pigro, tipo il nostro Gigetto, prende le novecento pagine e se le spalma sui 60 giorni come fosse gorgonzola su una fetta biscottata. Il primo giorno è domenica e di domenica c’è il campionato (primariamente) e poi di domenica non lavora nessuno (da usare come rafforzativo per i parenti più zelanti). Quindi le quindici pagine vengono spalmate tra i rimanenti 59 giorni, e che saranno mai sedici pagine anziché quindici? E via così che non c’è mica problema, poi il lunedì c’è il calcetto, il martedì ti sembra di avere la febbre anche se non ce l’hai, però per sicurezza è bene non affaticarsi (e c’è la champions league), e il blog, i commenti a cui rispondere, la barra di emule da osservar scorrere e poi un giorno guardi il calendario e ti accorgi che ti rimangono ancora giorni uno per studiare e che dovresti fare 839 pagine (il primo capitolo mica lo chiede mai nessuno) per recuperare.
Caso b: le cose che non è obbligatorio fare.
Queste non le fai e bon.
Dopo le mai riuscite reunion dei Guns'n'Roses, la reunion dei Duran Duran, che ha visto un Trentamarlboro piegato dall'emozione, e la reunion dei Take That, che ha visto radunarsi ai concerti trentenni vestite come liceali, in questo indubbio crescendo qualitativo ora fremo nell'attesa di rivedere Alessandro, Attilio, Manolo, Pino e Fabrizio dare nuova vita ai Ragazzi Italiani.
Se questo fosse vero amore vero amore
Tu non mi lasceresti mai
Non c'e' bisogno di parole
Per spiegare noi
Quello che voglio lo sai
Adesso dimmelo semplicemente
Se veramente
Mi vuoi
(da Vero Amore, scritta da Manolo mentre stava con Pinuccia, cattolica convinta e presidentessa del CSM, Comitato per il Sesso dopo il Matrimonio)


Il datore di quella roba là chiamata lavoro assume una persona (tu) per espletare dei compiti prefissati. Se li espleti bene bene fai pure carriera ma la fai pure se qualcuno ti raccomanda, però comunque, fondamentalmente, il tuo obiettivo è quello di espletare al meglio i compiti dati dal datore di lavoro. Chiaro no?Stasera sul due davano un simpatico filmetto.
Stasera, due minuti fa. Dunque, un grandissimo Jack Black traviava dei bambini di una scuola elementare, gli insegnava il rock, gli faceva ascoltare i Led Zeppelin e gli spiegava chi erano i Sex Pistols. Impartiva ordini, come ogni leader fa. Tipo che a tre ragazzine gli diceva di fare le groupie. Le bagasce, praticamente.
Non solo, per far questo fingeva di essere insegnante, si sostituiva al suo coinquilino, usava l'aula per dar lezioni di solfeggio invece che di matematica, li rapiva una volta, li circuiva, gli mentiva e, dulcis in fundo, i ragazzini erano contentissimi di ciò. I genitori, dei fottuti conservatori, prima erano proprio arrabbiati di brutto, poi alla fine, sentendo i figli suonare e/o cantare, andavano in visibilio con scambi di battute tipo
"ehi, bravo tuo figlio!".
Il film finisce con Jack Black che apre una scuola di rock.
Fico.
L'altro giorno un'insegnante a Milano veniva sorpresa mentre si sbatteva un paio di studenti tredicenni, usava l'aula per dar lezioni di solfeggio (fine battuta) anziché matematica, li circuiva, gli mentiva e, dulcis in fundo, i ragazzini erano contentissimi di ciò.
Il fine sillogismo mi porta ad attendere l'apertura di una scuola dedicata.
La bestia nera di ogni buon ristoratore è il critico culinario.
Critico culinario è, solitamente, un signore ben panciuto, occhiali sulla punta del naso, calvo o parzialmente calvo, giacca in tweed e camicia totalmente scoordinata dal resto dell'abbigliamento. Critico culinario si fa chiamare dottore e gongola quando è chiamato dottore, lo vedi proprio che gli si arrossano le gote paffute.
N.B.: critico culinario non è dottore in nulla, non serve una laurea per mangiare e, attualmente, non ne esistono. Certo che, considerando la quantità di riforme che il mondo universitario vede di anno in anno, non è escluso un corso di laurea in "Pastasciuttologia gestionale" (estremamente simile a ingegneria gestionale e altrettanto inutile). Se volessimo fare una scala di possibili professioni che si possono perseguire senza laurea ecco ove si pone critico culinario:
1.professionista
2.casalinga
54. disinfestatore
107. puttana
244. mutilato di guerra, saltato su una mina antiuomo, è senza gambe e braccia (e pure il pistolino)
245. critico culinario
246. appestato cieco e muto ai lati delle strade nelle favelas di Rio de Janeiro.
Critico culinario arriva e si mette a tavola. Ricorda sempre che critico culinario ha sempre ragione, in ogni caso. Lui lo sa e tu lo devi sapere. A tal proposito, critico culinario effettua sempre piccoli test attitudinali per scoprire fin dove arrivano le tue conoscenze e, durante tutto il servizio, sei sempre sotto esame.
#1
Green: Buongiorno
CC: Buongiorno
Il cameriere è educato? sì [ ] no [x]
Note: non mi ha chiamato dottore
#2
CC: Bel ristorante.
Green: Grazie.
CC: Peccato per i tavoli piccoli.
Green: Beh, piccoli, quelli quadrati sono di un metro e venti di lato e quelli tondi sono di uno e sessanta.
Il cameriere sa che critico culinario ha sempre ragione? sì [ ] no [x]
#2bis
CC: la terra è piatta!
Green: Vero! L'altro giorno quasi cadevo giù!
Note: si è redento
#3
Sai che è un critico ed ogni ristorante ha una carta particolare per critico culinario. Dodici tipi di primi, quindici tipi di secondi, otto dolci differenti. Gli ingredienti arrivano direttamente dall'orto e, in via del tutto eccezionale, la muffa viene grattata via da sopra gli alimenti scaduti. La carta è rilegata in pelle umana e foderata in oro. Si appone, solitamente, anche un cinquantone in seconda di copertina.
CC: Vorrei dei tagliolini con peperoni freschi, albicocche e prezzemolo.
Green: Mi scusi, non so dove li abbia letti ma non li abbiamo in menù
La carta del ristorante è varia? sì [ ] no [x]
Note: Il cameriere è anche indisponente
#4
CC: Va bene. Vorrebbi delle pappardelle al ragù di cinghiale.
Green: Si dice vorrei, dottore.
Il cameriere è particolarmente maleducato? sì [x] no [ ]
Il cameriere è sarcastico? sì [x] no [ ]
E il pasto prosegue così, con continui esami e test.
#5
CC: Dunque, mi decanti le proprietà organolettiche di questo vino, a memoria.
Green: Ma...
CC: Avanti!
Green: Professore, ieri non ho potuto studiare perché dovevo lucidare i bicchieri.
CC: Le metto quattro eh!
Green: Ma così mi rovina la media professore, per cortesia...
CC: Per questa volta passi, però domani mi torna con le proprietà organolettiche di questo vino e anche con il canto XXI della Divina Commedia.
Green: Grazie professore
Il cameriere ha studiato? sì [] no [x]
Note: Un 4 sul registro
#6
CC: Se Pierino compra 4 tagliate alla mamma e a pranzo ne mangiano due, considerando che il prezzo del controfiletto al chilo è di 16 euro e Pierino per fare il furbo ha comprato del sottocoscio a 12 euro al chilo, quante mele ci sono nel paniere?
Green: Non lo so professore...
CC: ahi ahi ahi, non mi ha studiato matematica!
Green: Oggi mi interroga a chimica e allora...
CC: Lei è intelligente, ma non si applica abbastanza!
Green: Mi sono laureato quindici giorni fa professore...
Senza contare che, per capire l'elasticità e la prontezza della cucina, critico culinario cambia idea ogni due minuti ed è estremamente lagnoso.
#7
Green: Ecco qua le sue pappardelle al cinghiale.
CC: Invece voglio delle tagliatelle ai funghi, anzi no, al tartufo, anzi no, voglio dei pici all'aglione.
Green: Non si preoccupi, glieli porto subito.
CC: Le ho detto pici all'aglione? Intendevo dire delle pappardelle al sugo di lepre.
Green: Cinque minuti e arrivano.
...
Green: Ecco qua!
CC: Ah ma la lepre è morta? Speravo fosse viva... Uffa. Non le voglio più.
#8
CC: Questa pasta è scotta!
Green: E' una zuppa dottore...
CC: Non importa, è scotta!
#9
CC: Il gelato è freddo!
Green: Si chiama gelato dottore.
CC: Io voglio il gelato a temperatura ambiente. E che non si sciolga mi raccomando.
Green: Farò il possibile.
Dopo due minuti torno con un gelato a temperatura ambiente ancora ben solido.
CC: Sono passati due minuti, non mi va più.
E poi, finalmente, il conto. Chiaramente critico culinario, da che mondo è mondo, non paga.
#10
CC: Il conto per cortesia.
Green: Siamo apposto così, non si preoccupi.
CC: Ah, ben gentili, ne terrò conto nella mia accurata recensione, avete preso votazioni molto alte.
Green: Detto tra di noi, dove sarà pubblicata? Corriere della Sera? La Stampa? Riviste specializzate del settore?
CC: Nel giornalino del circolo ricreativo arci di Pisciabuttone Inferiore, Matera.
Green: :|